Più forza al business con gli SMS

L'SMS MARKETING può far decollare la tua attività.
Sperimentalo gratis con Esendex. 5 SMS omaggio!

www.esendex.it
top of page

La strategia del caos

  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 26 set 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Craig Fugate, amministratore della Federal Emergency Management Agency degli Stati Uniti per tutta la durata della presidenza Obama, ha detto a Foreign Policy che l’unica strategia percorribile in caso di crisi come quella in corso a livello mondiale, è quella di abbracciare il caos che ne deriva. La confusione dei livelli amministrativi e burocratici, le giurisdizioni e le aree di competenza, i diversi pareri della comunità scientifica, la risposta dell’opinione pubblica e il pubblico stesso, che va informato, rassicurato, convinto, indirizzato. Quando il virus si è abbattuto sull’Italia all’inizio del 2020, siamo passati dal non capire la gravità della situazione in cui versava il Paese all’esserne travolti, di colpo convinti che anche questa volta sarebbe stato un disastro. Ed è stato un disastro, in tutti i sensi, con oltre 35.000 morti e le responsabilità di chi ha gestito l’emergenza in Lombardia ancora tutte da stabilire – sebbene queste ultime siano quasi scomparse dal dibattito, soppiantate dalle questioni di un presente ancora più recente della scorsa primavera, come la scuola, le intenzioni del governo, i fondi europei. In quell’articolo, come aveva fatto anche il Financial Times poco prima, Fp fa il punto sull'Italia che, con grande sorpresa di chi ci osservava, ha saputo risollevarsi da una situazione tragica ed è riuscita, tutto sommato, a contenere una seconda ondata meglio di quanto non abbiano fatto finora Spagna, Francia e Regno Unito fra gli altri.

La chiave per capire quegli articoli, che si leggono con scetticismo e pure con una certa scaramanzia – contagi e decessi sono risaliti nell’ultima settimana e bisogna aspettare per avere un’idea dell’impatto della riapertura delle scuole – sta proprio nelle aspettative del mondo nei nostri confronti. Che erano bassissime. Siccome quello che succede in Asia ci preoccupa solo quando si può incasellare nelle nostre categorie di interpretazione, l’Italia si è trovata a essere suo malgrado il luogo dove tutto è cambiato, il primo Paese occidentale a battagliare questo virus sconosciuto. Faranno un casino, si son detti all’estero, e così è stato. Ma poi il casino è diventato globale e a quel punto, l’Italia è tornata strana, quasi irriconoscibile: il nostro lockdown è stato tra i più duri, Immuni è stato un fallimento ma il tracciamento delle Asl sul territorio funziona, trasporti e aeroporti si sono organizzati (Fiumicino!), le persone la mascherina continuano a indossarla, i nostri negazionisti sono un po’ meno numerosi di quelli degli altri, l’estate è scorsa con sprezzatura mentre i governatori del Sud consolidavano il loro status di bizzarre superstar, ci siamo ritrovati a settembre in un’Europa dove i casi continuano a salire e noi lì, nel mezzo, non bravi ma neanche i più fessi, sarà una questione di culo e realismo magico, domani cambierà tutto. Corinne Corci si è chiesta questa settimana su Studio se torneremo a mangiare fuori, o anzi a mangiare dentro, quando i tavolini all’aperto dovranno cedere il posto alla pioggia e al freddo. Chi può dirlo. Ci metteremo la mascherina e ci affideremo al caos, come facciamo sempre.

Silvia Schirinzi-Studio News https://www.rivistastudio.com/


 
 
 

Commenti


bottom of page