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  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 14 lug 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

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Non solo una nuova spinta al canale eCommerce, ma una maggiore attenzione anche agli strumenti di marketing online. Questa l'apparente eredità che la pandemia lascia anche alle pmi italiane, le più numerose nel nostro Paese e spesso le più reticenti all'uso di questi strumenti.Certo, dalla maggiore attenzione a un utilizzo strategico e professionale, con allocazione di budget proporzionali ma adeguati, vi è un ulteriore step di consapevolezza e formazione. Resta il fatto che, secondo quanto emerge dalla ricerca dell'Osservatorio Piccole Imprese di GoDaddy e Kantar, la promozione digitale ha guadagnato nuova spinta. L'indagine preso in esame circa 5.100 piccole e medie imprese con un numero di dipendenti compreso tra 1 e 49, equamente distribuite in Italia, Germania, Francia e Spagna.


Vediamo i risultati relativi al nostro mercato e alcuni trend a confronto.


l 62% delle piccole imprese italiane possiede un sito web. Tra le aziende in Italia che ancora non possiedono un sito web, il 15% dichiara di non averlo aperto per via dei costi di gestione. Chi invece possiede un sito nel 71% dei casi svolge attività di marketing e promozione attraverso lo stesso o i propri canali social media. Tra questi ultimi il più utilizzato è Facebook (86%), seguito da Instagram (58%), che è utilizzato dalle pmi italiane più che dalle vicine aziende francesi (43%) e tedesche (50%). Il 36% delle piccole imprese utilizza anche LinkedIn per attività di promozione e visibilità, mentre solo il 18% usa Twitter per attività marketing, contro il record della Spagna del 31%.


Ruolo strategico in evoluzione per WhatsApp soprattutto durante e dopo la pandemia: il 54% delle piccole imprese italiane lo ha infatti utilizzato come canale preferenziale per rimanere in contatto con i propri clienti, alla pari con la Spagna, contro il 36% delle imprese tedesche e il 14% di quelle francesi. A beneficiare di questo strumento, per aggiornare la propria clientela, promuovendo prodotti e servizi, sono state soprattutto le imprese di piccole dimensioni (da 1 a 9 dipendenti), principalmente piccoli ristoranti, negozi al dettaglio, artigiani e aziende ortofrutticole a conduzione familiare.


I dati evidenziano che, in generale, le pmi prediligono canali di promozione digitale per le proprie attività di marketing (48%) rispetto a quelle offline (40%), con una nicchia del 27% che predilige una forma ibrida tra online e offline. Tra le attività in testa la pubblicità sui canali social (33% dei partecipanti al sondaggio), la promozione di video online (12%) o banner pubblicitari (12%).


È ancora esigua la percentuale di piccole imprese che sperimenta nuove attività e format di marketing digitale, solo il 7% ha infatti attivato campagne di influencer marketing e il 2% ha realizzato dei podcast. Il 24% delle piccole imprese italiane utilizza strumenti di automazione per promuovere i propri prodotti, rispetto al 16% di Francia e Germania. Di queste, il 53% utilizza strumenti di email marketing per rimanere in contatto con i propri clienti e inviare loro offerte e promozioni.


Tra gli strumenti promozionali offline, infine, i più utilizzati sono i volantini (18%) seguiti dagli eventi (15%) e dalla pubblicità su stampa (14%). Solo il 5% delle piccole imprese ha dichiarato di fare pubblicità in tv.


 
 
 
  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 12 lug 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

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A chiarirlo è il rapporto della società di strategia e comunicazione digitale DeRev che ha redatto il primo “listino” dedicato al mercato italiano dell’influencer marketing. Tanto su YouTube, molto meno su Facebook. Molto per un video, meno per una foto. Tantissimo se è un Mega Influencer, meno se èpiccolo.


Per calcolare il compenso medio di un influencer sui social network occorre tenere conto di una serie di elementi, alcuni di ordine quantitativo, altri di tipo qualitativo. E poi il compenso varia a seconda della piattaforma di riferimento utilizzata e dal numero di follower. Il primo “listino” dedicato al mercato italiano dell’influencer marketing è quindi stato redatto da DeRev, società di strategia e comunicazione digitale che restituisce la complessità dell’ecosistema social.


Facebook vale meno

Si scopre così che un post su Facebook è generalmente prezzato meno di un contenuto caricato su Instagram e su TikTok, che invece procedono appaiati pur essendo diversi per target e tipo di offerta. Un influencer di piccole dimensioni guadagna, su Facebook, tra i 50 ai 250 euro per post. Molto meno di quanto invece può vantare uno youtuber. Il gap dipende dalla difficoltà di crearsi un seguito e, ancora, dalla tipologia di fruizione. Sì, perché sul social di Zuckerberg, ma anche su Instagram e TikTok, l’assimilazione dei contenuti è più superficiale, rapida e distratta, mentre ai video di YouTube si fa generalmente più attenzione.


Un Mega Influencer, che nella classifica di DeRev rappresenta lo scalino più alto, può sperare di guadagnare anche 5mila euro a post. Ma su YouTube un contenuto può valere anche 25mila euro, mentre su Instagram e TikTok il prezzo si aggira intorno ai 15mila. Le superstar dei social vanno ben al di sopra dei guadagni fin qui indicati, ma si tratta pur sempre di casi eccezionali e numericamente non comparabili a una pletora di content di medie dimensioni con nicchie di pubblico magari esigue ma molto fidelizzate.

Per fare una distinzione tra le varie categorie di influencer, in cima alla classifica ci sono le celebrity che vantano circa più di 3 milioni di seguaci su Facebook, più di un milione su Youtube e più di 5 milioni su Instagram e TikTok e che possono guadagnare da un singolo contenuto fino a 60mila euro. A seguire ci sono i macro e Mid-Tier influencer tra i 50 mila seguaci fino a un milione di seguaci con guadagni variabili tra i 750 euro su Facebook ai 5 mila su Youtube. Il quarto e ultimo posto è riservato ai micro e nano influencer, che hanno tra i 10 mila e i 25 mila follower su Facebook oppure ra i 5 e i 10 mila sugli altri, con compensi tra i 50 e i mille euro.


E attenzione. A far guadagnare un influencer non basta il suo numero di follower ma fondamentale è il coinvolgimento del suo pubblico e tasso di conversione, ovvero la capacità di un post di spingere i follower all’acquisto di un prodotto. Ed è proprio questo aspetto che consente di stabilire a una società di marketing quanto pagare un influencer.

fonte: digitalic.it


 
 
 
  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 12 lug 2021
  • Tempo di lettura: 1 min

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Come sono cambiate le strategie di marketing usate dalle PMI per vendere e restare in contatto con i clienti durante la pandemia? Per rispondere a questa domanda, GoDaddy ha promosso un’indagine che ha coinvolto oltre 5mila attività in Italia, Germania e Spagna. Secondo i dati dell’Osservatorio Piccole imprese, le PMI italiane sono riuscite ad adattarsi alla nuova realtà sperimentando nuovi canali e strumenti, utilizzando il proprio sito web (lo usa con successo il 62% delle attività nazionali) e sfruttando le potenzialità dei canali social.

La classifica dei Social più amati vede al primo posto Facebook, a cui ricorre l’86% dei business italiani superando Francia (82%), Germania (81%) e Spagna (80%). A seguire Instagram, usato dal 58% delle imprese italiane, LinkedIn (36%), YouTube (27%) e Twitter (18%). Per quanto riguarda WhatsApp, il 54% delle aziende che usano i social ha usato questa applicazione per restare in contatto con i clienti e promuovere prodotti e servizi.

Altre attività e canali utilizzati dalle aziende per farsi conoscere sono:


profilo Google My Business (15%);

Blog legato all’attività (11%);

creazione di una App (7%).

 
 
 
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