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  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 19 ott 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

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Il mondo dell’arte e la tecnologia hanno cominciato a mettere in discussione l'idea che la fotografia debba accedere ai musei solo attraverso il lavoro di fotografi professionisti attrezzati di apparecchi tradizionali. Infondo “gli artisti, per natura, creano cose nuove e sfidano le regole” sostiene Nannette Maciejunes, direttore esecutivo del Columbus Museum of Art in Ohio che ha promosso #MobilePhotoNow. Più di 5.000 fotografi provenienti da 89 diversi Paesi hanno presentato quasi 45.000 immagini tramite Instagram selezionate dal Columbus Museum of Art e dalla #JJ Community, una delle community di fotografi più attive del mondo. Il risultato è una mostra di 320 immagini da 240 fotografi che rappresentano quasi 40 diversi Paesi” (Fonte: Arte.it).

PERCHÈ STAMPARE LE FOTOGRAFIE DIGITALI?

Le foto che conserviamo gelosamente sul nostro pc, nella memoria del nostro cellulare o sul nostro tablet non hanno dunque nulla da invidiare alle foto che solo qualche anno fa venivano scattate con mille premure con rullini e flash importanti. E allo stesso modo, possono essere esposte con fierezza anche nei nostri ambienti di lavoro e nelle nostre case.

Fino a qualche anno fa le salvavamo su cd-rom e dvd. In tempi più recenti siamo passati alle chiavette usb e agli hard disk esterni, fino ad optare oggi per il cloud e la condivisione di file online. La tecnologia viaggia a ritmo serrato, e questo – in assenza di stampa – potrebbe essere un problema per le nostre fotografie.

Chi ci garantisce che il nuovo tablet di cui ci doteremo, o il nuovo software su cui ad un certo punto ci orienteremo possa leggere senza problemi anche le foto più “vecchie”? E chi ci garantisce che sapremo ottemperare agli obblighi periodici che la gestione digitale delle foto rende necessari (back up, verifica del funzionamento dei vari supporti, ecc)? Ma soprattutto, chi ci garantisce che non stampando le foto avremo ugualmente modo di risalire a quei ricordi e riviverne il sapore?


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PER POTER AMMIRARE OGNI GIORNO I NOSTRI RICORDI PIÙ BELLI, IN TUTTO IL LORO SPLENDORE

Questo concetto, che potrebbe sembrare quasi un luogo comune, è in realtà supportato da dati molto recenti. Come raccontato infatti da Antoine Le Conte, fondatore della società Cheerz che offre servizi online di stampa di fotografie digitali, durante il lockdown la richiesta italiana di stampare fotografie digitali attraverso la piattaforma è cresciuta esponenzialmente: +88% a marzo, +311% ad aprile.

“Sempre di più le persone sono portate a mixare sapientemente il virtuale con il fisico, e ne hanno dato ampia dimostrazione proprio di recente con le nuove abitudini di vita in seguito all’emergenza sanitaria” ha dichiarato Le Conte. “La quantità di foto scattate con il nostro cellulare aumenta sempre di più. Serviva dunque creare un modo veloce ed intuitivo per dar vita alle proprio foto e liberarle dalla ‘trappola’ digitale”.

Senza contare poi che osservare le fotografie su un monitor e su carta ne stravolge completamente la percezione. La stampa, con particolare riferimento a quella di qualità e ad altissima definizione, riesce a valorizzare sfumature e dettagli che sul monitor non possiamo apprezzare.

PER VALORIZZARE LA COMPONENTE ARTISTICA DELLE FOTOGRAFIE

La mobile photography può oggi essere presa in considerazione come una forma d’arte che integra, oltre la componente iconografica, la componente di comunicazione e condivisione. La possibilità di acquisire e applicare effetti alle immagini (nell’immediatezza dell’evento e in relazione a stati d’animo e occasioni diverse) sono fattori che mettono in gioco in questo tipo di fotografia componenti che l’arte fotografica non ha mai avuto prima, come la pubblicazione immediata e diffusa, i likes, i follower e gli hashtag. Queste componenti generano profonde modifiche nel modo stesso con il quale le immagini sono concepite e acquisite” (Fonte: Medium Italia).


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PER RIMETTERE AL CENTRO L'EMOTIVITÀ, LA SPONTANEITÀ E LA RELAZIONE

Mentre prima le foto andavano centellinate perchè realizzarle e stamparle costava molto, adesso possiamo permetterci tutti gli errori che vogliamo. Però questa differenza ne nasconde un'altra, più profonda. Prima le foto venivano più spesso costruite, proprio perchè a loro, a quei pochi scatti, si affidavano moltissime aspettative e moltissimi significati. Le foto di oggi sono inevitabilmente più spontanee. Meno ragionate e, di conseguenza, più vere. E questo è un valore aggiunto da rafforzare, e da non demandare solamente alla freddezza di uno schermo. Le foto che scattiamo ai luoghi che ci sorprendono, alle persone che ci sono care e agli eventi che rendono speciale la nostra vita meritano di nutrirsi di tutto il significato che attribuiamo loro. E di continuare a rappresentarlo anche al di fuori del device che le ha prodotte. Le foto che stampiamo rendono palpabili quelle emozioni. E anche se costano meno di qualche anno fa, possono valere anche molto di più.

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AGI - "Premetto che non vorrei entrare nel merito delle decisioni politiche, ma visto l'aumento della curva, con un'impennata iniziata ai primi di ottobre e che oggi ci porta quasi all'11 per cento dei positivi, mi sarei aspettato delle misure più drastiche, soprattutto per quanto riguarda i trasporti". Con queste parole Giorgio Palù, microbiologo presso l'Università di Padova, commenta, intervistato dall'AGI, le nuove misure adottate dal Dpcm, sottolineando che l'attenzione deve essere rivolta ai dati relativi ai contagi. "La curva è di tipo esponenziale - spiega Palù - ma, rispetto a luglio e agosto, gli unici elementi che potrebbero aver contribuito a questo andamento sono l'ambiente, che però era stato ampiamente previsto vista la natura stessa del virus, che prospera durante la stagione invernale, e la riapertura delle scuole. Dal momento però che le attività scolastiche sembrano seguire e mantenere le dovute precauzioni, ritengo che l'aspetto cruciale siano tutti gli annessi all'aspetto della scuola, cioè i trasporti pubblici, i bar e i locali, che favoriscono gli assembramenti e facilitano la diffusione del virus".

Il virologo precisa che, al di là delle decisioni politiche, i dati relativi ai nuovi casi fanno riflettere. "Mi sarei atteso qualche decisione più drastica per quanto riguarda i trasporti e le limitazioni agli assembramenti - osserva Palù - dobbiamo abbassare la curva dei contagi. L'80 per cento della capienza per i mezzi pubblici non mi sembra sufficiente a tale scopo. La letteratura scientifica suggerisce che, più che cercare di individuare tutti gli asintomatici, in questa fase è fondamentale ridurre gli assembramenti. Dobbiamo impegnarci in questo senso".

I dubbi di Palù sono condivisi da altri esperti e scienziati, che nelle ultimi giorni hanno fatto sentire la loro voce con il governo. "Le misure prese, in generale vanno bene ma ci sono aree dove è necessario intervenire subito con alcune chiusure mirate", ha detto ad Agorà Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute. "Alcuni lockdown vanno fatti subito senza aspettare Natale". Ricciardi ha detto che "ci sono aree dove servono interventi precisi, proporzionati. Non parlerei per esempio di Lombardia - ha spiegato - ma di Milano, farei interventi mirati rafforzando le decisioni e chiudendo alcune attività in maniera chirurgica".

Ricciardi ha sottolineato di condividere "le misure del governo per il territorio nazionale ma non è sufficiente e occorre integrare con azioni specifiche in alcune aree. Laddove ci sono città con migliaia di casi significa che si è alla vigilia di una pressione enorme. Se prendiamo tempestivamente, adeguatamente e proporzionatamente le misure giuste - ha concluso - avremo un Natale quasi normale. Se temporeggeremo, vedremo nelle prossime settimane un aumento esponenziale dei casi soprattutto in alcune zone e poi dovremo prendere decisioni durissime".

Anche il consulente del ministro della Sanità punta il dito sui trasporti pubblici, vero tasto dolente della strategia di contenimento: "Abbiamo sempre detto che su bus e metro la capienza non doveva andare oltre il 50%, e invece poi si è derogato all'80 - ha ricordato Ricciardi - ma a bordo è uno dei momenti in cui si è più a contatto e anche l'uso della mascherina protegge gli altri ma non se stessi. È un momento tipico di contagio".

 
 
 
  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 19 ott 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

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"Il provvedimento dovrà consentirci di affrontare la nuova ondata. Non possiamo perdere tempo. Dobbiamo scongiurare un nuovo lockdown. No ad una nuova battuta d'arresto" per la nostra economia. Così il premier Giuseppe Conte, riferendo di aver firmato il nuovo Dpcm anti-Covid. "Dobbiamo tutelare la salute e l'economia" ma "le misure più efficaci rimangono le misure di precauzione", ha aggiunto manifestando buon ottimismo per la situazione economica del Paese: "Nel terzo trimestre ci aspettiamo una ripresa vigorosa, meglio di altri Paesi. Alcuni analisti sono rimasti sorpresi".

 
 
 
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