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  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 13 ott 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

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AGI -  Sono state chiuse le indagini sulla filiale italiana di Uber Eats, i cui manager sono accusati di caporalato, dopo che gli inquirenti della procura di Milano hanno rivelato che i rider venivano “pagati 3 euro l’ora”, “depauperati delle ritenute d’acconto che venivano operate ma non versati” e sottoposti “a condizioni di lavoro degradanti, con un regime di sopraffazione retributivo e trattamentale”.


Le parole sono dello stesso sostituto procuratore Paolo Storari, che nell’avviso di chiusura indagini, ha riportato alcune frasi delle intercettazioni che hanno portato (a luglio) al commissariamento dell’azienda Uber Italy e ad indagare alcuni manager interni e gli amministratori di due società esterne di reclutamento di personale, che fornivano alla filiale italiana del colosso americano. ​

 Per gli indagati si va quindi verso la richiesta di rinvio a giudizio con accuse pesanti di caporalato. 

Tra le figure interne emerge quella di Gloria Bresciani: “Abbiamo creato un sistema per disperati…ma i panni sporchi si lavano in casa”, diceva al telefono.

Tra gli indagati anche Danilo Donnini e Giuseppe e Leonardo Moltini, amministratori della Flash Road City Srl e della Frc Srl, società che trovavano e gestivano il personale - quasi sempre si trattava di ragazzi immigrati in attesa di protezione  umanitaria - e che in base alle indagini hanno anche evaso il fisco per oltre 315mila euro (tra i Iva e imposte sui redditi).

Si approfittava dello stato di bisogno soprattutto degli immigrati

Tutti gli indagati secondo l’accusa “approfittavano dello stato di bisogno dei lavoratori, migranti richiedenti asilo dimoranti nei centri di accoglienza straordinaria, pertanto in condizione di estrema vulnerabilità e isolamento sociale” e li destinavano al lavoro per il gruppo Uber “in condizioni di sfruttamento”. 

Giovani derubati delle mance

Nella maggior parte dei casi si trattava di giovani provenienti da Mali, Nigeria, Costa d'Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan, Bangladesh, i quali, secondo il pm, venivano “derubati” delle mance che i clienti lasciavano loro spontaneamente e “puniti” attraverso “una arbitraria decurtazione (“malus”) del compenso pattuito, se non si fossero attenuti alle disposizioni impartite”. 

I reati (a cui si aggiungono anche fatture per operazioni inesistenti) sono contestati fino al novembre 2019. Giuseppe Moltini insieme a Miriam Giraldi (amministratrice di una delle due società) sono accusati anche di frode fiscale, perché hanno depositato in una cassetta di una banca in via Lorenteggio a Milano 305mila euro (considerati provenire dall’attività illecita), di cui una parte veniva caricata nel baule dell’auto, per sottrarla al provvedimento di sequestro che di lì a poco sarebbe scattato.

La posizione di Uber Italy, in quanto società, inizialmente coinvolta per la legge 231 sulla responsabilità amministrativa, è stata stralciata; è prevista per il 22 ottobre in questo caso l’udienza davanti alla sezione autonoma Misure di Prevenzione del Tribunale per discutere del provvedimento di commissariamento. 

La Cgil: serve una riflessione collettivasulle condizioni di lavoro

.Dura la presa di posizione della segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti. “Una condizione inaccettabile che richiama a una riflessione collettiva sulle generali condizioni di lavoro, a partire dal tema dei diritti dei ciclofattorini, tra i quali la sicurezza e un compenso dignitoso, così come noi chiediamo da tempo”.

 
 
 
  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 12 ott 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

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"Escluderei un nuovo lockdown. Lo diciamo a ragion veduta", dice Giuseppe Conte nel punto stampa dopo un incontro in Prefettura a Taranto. "Abbiamo lavorato proprio per prevenire un nuovo lockdown generalizzato. Nel frattempo sottolinea il presidente del Consiglio - abbiamo rafforzato le strutture ospedaliere, la risposta del sistema sanitario. Siamo molto avanti, facciamo un numero di test impressionante. Addirittura, con l'ultima circolare del ministero della Salute potremo ridurre anche la quarantena dai 14 giorni iniziali. Abbiamo anche la possibilità di introdurre nuovi test, ancora più rapidi".


"Insomma, abbiamo adottato una serie di misure ed abbiamo un sistema di monitoraggio molto sofisticato. Se proprio questa curva dovesse continuare a risalire" anticipa Conte "prevedo qualche cosiddetto lockdown molto circoscritto territorialmente. Ma non siamo più nella condizione di intervenire in modo generalizzato sul territorio nazionale o" spiega ancora "su ampie aree del territorio".

"Siamo impegnati per il Dpcm e cercheremo di licenziarlo già questa sera" ha aggiunto il premier lasciando la sede della scuola di Medicina appena inaugurata a Taranto. AGI

 
 
 

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Quali conseguenze per chi guida

Molto probabilmente la Riforma del Codice della Strada prevederà la Posta elettronica certificata obbligatoria per ogni automobilista. Le comunicazioni delle contravvenzioni avverranno tramite Pec e non più attraverso posta cartacea. Verranno considerate dall'amministrazione sempre e comunque notificate, indipendentemente dal fatto che il destinatario ne abbia o no letto il contenuto.Il Codice della Strada è prossimo al rinnovo. La sua riforma, dopo dieci anni di rimbalzi fra i due rami del parlamento, sembra avere preso la direzione corretta. È stata presa in esame dalla Camera per poi tornare in Commissione Trasporti, passo indietro che, paradossalmente, fa ben sperare in un'accelerazione dei lavori alla Camera. Al termine dell’iter burocratico prenderanno forma molte novità, soprattutto a tutela di categorie di cittadini che sulla strada vengono a trovarsi quotidianamente in situazioni di svantaggio, primi fra tutti i pedoni, i disabili e le donne in gravidanza.

C’è però un’altra innovazione del futuro Codice della Strada che andrà a coinvolgere tutti gli utenti della strada proprietari di un’automobile. Stiamo parlando dell'introduzione della casella di Posta Elettronica Certificata (Pecobbligatoria per tutti gli automobilisti. Una Pec obbligatoria per tutti gli automobilisti

La proposta, che verrà introdotta nel nuovo Codice della Strada, è stata avanzata dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel). Un ente che sulla base delle opinioni di molte associazioni di consumatori, dovrebbe occuparsi maggiormente di lavoro e di legislazione economica, invece che di riforma del Codice della Strada. Comunque, questo è il mare in cui dobbiamo navigare, e dunque Pec obbligatoria in auto sia, anzi, sarà, perché il percorso di riforma richiede ancora qualche tempo. Tuttavia è lecito iniziare a porsi qualche domanda riguardo il nuovo obbligo a cui tutti gli automobilisti presto saranno costretti.

La Pec nella Riforma del Codice della Strada

Iniziamo dalle cose piacevoli. La Pec è un particolare tipo di posta elettronica che attribuisce al messaggio l’analogo valore legale di una raccomandata cartacea tradizionale con avviso di ricevimento. In altre parole: la Pec ricevuta sul nostro Pc o smartphone ha lo stesso valore legale della Raccomandata A/R che riceviamo a casa, o che andiamo a ritirare all’ufficio postale se non eravamo presenti al momento della tentata consegna. Già ora la Pec viene utilizzata con regolarità nelle comunicazioni fra privato cittadino e Pubblica Amministrazione, anche se non sempre con questo carattere di obbligatorietà. Dal 1° ottobre 2020, il Decreto Semplificazioni prevede tuttavia che la Pec sia obbligatoria per tutte le aziende italiane e tutti i professionisti iscritti al proprio Albo.

Quando entrerà in vigore il nuovo Codice della Strada, le autorità potranno inviare ai trasgressori della strada multe e contravvenzioni avvalendosi della posta elettronica certificata, sicuramente in una modalità più veloce e sicura rispetto i metodi di invio attualmente utilizzati. Questo, da un certo punto di vista, può rappresentare un vantaggio per l’automobilista.

I vantaggi della Pec obbligatoria per chi guida

Abbiamo già visto come le future norme del Codice Stradale prevederanno una maggiore sensibilità nei confronti degli automobilisti in materia di tempistiche necessarie ai pagamenti e ricorsi. Gli agenti avranno cioè l’obbligo di lasciare sul parabrezza il preavviso di contravvenzione, al fine di offrire al cittadino i tempi necessari per pagare la contravvenzione senza spese di notifiche, oppure, eventualmente, fare ricorso entro i tempi previsti. Il sistema di notifica delle contravvenzioni, pur con questi accorgimenti, continuerebbe però a mostrare senza dubbio lacune con ritardi e mancate ricezioni da parte del destinatario.

Gli svantaggi della Pec obbligatoria del nuovo Codice della Strada

Il vantaggio consistente nella sicurezza dell’invio della Posta elettronica certificata, per il cittadino che riceve un verbale di contravvenzione stradale, può venire letto anche da un altro punto di vista, e tradursi in uno svantaggio. Il sistema stesso che governa la Pec, e la normativa che molto probabilmente entrerà in vigore con il nuovo Codice Stradale, faranno sì che comunque, anche se il cittadino non leggerà il contenuto del messaggio inviato dall’autorità, questo sarà considerato notificato a tutti gli effetti di legge. I tempi tecnici richiesti per effettuare il pagamento o per effettuare un eventuale ricorso decorreranno pertanto dal momento della ricezione della PEC, indipendentemente se il cittadino avrà aperto sul proprio Pc o smartphone la propria casella di posta per leggere il verbale.

È evidente come questo sistema oltre a velocizzare i tempi di invio, azzerando contestualmente i costi che inevitabilmente vanno a carico del trasgressore, comporta l’indubbio vantaggio per l’autorità di garantirsi la notifica di ogni atto inviato indipendentemente dalla consegna fisica del documento. È altresì vero, tuttavia, che anche ora atti giudiziari e amministrativi, inviati per posta ordinaria, vengono considerati notificati dopo la successiva notifica di avviso di giacenza dell’atto presso l’ufficio competente. Nulla sfugge quindi alla Pubblica Amministrazione, o comunque molto molto poco. I semplici stratagemmi di fingersi irreperibili o assenti a postini e a messi, al fine di evitare la ricezione o anche il rifiuto deliberato dell’atto giudiziario, da tempo ormai non comportano alcun vantaggio per il cittadino, ma l’esclusivo svantaggio di non essere a conoscenza di cosa gli capiterà di lì a breve. La Pec obbligatoria in automobile darà la spallata finale a questo meccanismo di notifica, estendendo la platea degli utenti della Posta elettronica certificata anche ai cittadini che fino a quel momento non erano tenuti a esserne titolari.TRENDONLINE.COM

 
 
 
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