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  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 31 ago 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

L’emergenza sanitaria che ha travolto il nostro Paese – insieme a tutto il resto del mondo – ha riformulato alla radice il paradigma lavorativo. Accelerando processi già in atto e portando alla ribalta istanze nuove. Ora che il peggio sembra essere passato (anche se sarà l’autunno a dircelo) serve riflettere. Portare a regime gli interventi messi in atto frettolosamente e ritrovare l’equilibrio. Trasformare le risposte al problema in opportunità di crescita ulteriore.

“Chi non si rende conto che tutto quello che esisteva prima del mese di marzo rappresenta il passato, che un nuovo futuro si è imposto, sbaglia. Questa sperimentazione ce la porteremo dietro. Oggi tutti utilizziamo quotidianamente quelle piattaforme che fino a poche settimane fa erano prerogativa dei nativi digitali; siamo distanti fisicamente, ma abbiamo accorciato le distanze, tutelando le relazioni lavorative e non solo. Ora si impone la necessità di progettare, con una visione a medio lungo termine, la nuova normalità, una normalità ibrida, con un mix tra virtuale e fisico”.-Laura Di Raimondo, Direttore generale di Asstel-


ATTIVARE IL VERO SMART WORKING

Quello attivato durante il lockdown non era smart working. Come ben spiegato in un recente articolo del Corriere della Sera, “quello che abbiamo praticato nei tre mesi precedenti era il vecchio, claustrofobico telelavoro: operativi solo e sempre da casa, senza alternative. Così come nell’era pre-Covid si andava solo e sempre in azienda. Due facce dello stesso lavoro fordista, dove il ritmo è dettato dai vertici della piramide aziendale. L’essenza dello smart working, invece, è la libertà di organizzarsi. Anche per i dipendenti. Che lavorano dove e quanto vogliono. Perché non si timbra più il cartellino ma si dà conto ‘soltanto’ dei risultati”.

E se l’essenza dello smart working è la libertà anche in termini di organizzazione, il passaggio fondamentale per praticarlo davvero è fare in modo che l’innovazione tecnologica si affianchi all’innovazione organizzativa: non solo quindi, un’adeguata dotazione di strumenti digitali ma un nuovo vocabolario per descrivere e vivere i processi aziendali, i gruppi di lavoro, i livelli di responsabilità, le decisioni (da far diventare diffuse), le gerarchie.

 
 
 
  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 31 ago 2020
  • Tempo di lettura: 4 min

Un cantiere posizionato in una zona ad elevata percorrenza, in una strada di passaggio oppure in un crocevia strategico e panoramico ha un potenziale pubblicitario che sarebbe un peccato non sfruttare. Anche perchérealizzare striscioni in PVC che sfruttino questo capitale di visibilità è un’operazione semplice, relativamente poco onerosa e di sicuro impatto. Purchè vengano tenute in considerazione alcune indicazioni.

Pubblicità nei cantieri: regole e norme da rispettare

È vero: spesso i teloni pubblicitari esposti all’esterno dei cantieri riguardano l’impresa costruttrice o le ditte fornitrici dei materiali. Questo anche perché l’autopubblicità, se di superficie non superiore ai 5 metri quadrati, è esente da imposte. Di fatto però non ci sono vincoli. Nulla vieta all’azienda titolare dei lavori di offrire gli spazi disponibili a realtà terze e di ottenerne anche un ritorno economico. E allora perché non approfittarne?

Focus: cosa dice la legge

Il decreto di riferimento è il 507/93. L’imposta comunale sulla pubblicità colpisce la diffusione di messaggi pubblicitari effettuata attraverso forme di comunicazione visive o acustiche, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, o percepibile da tali luoghi. L’Icp, pur essendo istituita dalla normativa nazionale, è applicata dai Comuni: la legge lascia ampia discrezionalità, demandando loro la regolamentazione delle modalità di applicazione e la determinazione delle tariffe applicabili. Tra l’altro, i Comuni possono non applicare l’Icp, sottoponendo le iniziative pubblicitarie a un’autorizzazione preventiva e assoggettandole al pagamento di un canone per l’installazione di mezzi pubblicitari” (Fonte: La legge per tutti). In merito dunque alle affissioni pubblicitarie in luoghi pubblici c’è una normativa di riferimento ma poi territorialmente le regole, i costi e le scadenze possono variare. Il primo passaggio da esaurire sarà dunque con il Comune di riferimento per indagarne le procedure e a cui, successivamente, indirizzare tutta la documentazione necessaria.Pubblicità nei cantieri: regole e norme da rispettare

È vero: spesso i teloni pubblicitari esposti all’esterno dei cantieri riguardano l’impresa costruttrice o le ditte fornitrici dei materiali. Questo anche perché l’autopubblicità, se di superficie non superiore ai 5 metri quadrati, è esente da imposte. Di fatto però non ci sono vincoli. Nulla vieta all’azienda titolare dei lavori di offrire gli spazi disponibili a realtà terze e di ottenerne anche un ritorno economico. E allora perché non approfittarne?

Ora facciamo alcuni esempi

Due paragrafi fa ci chiedevamo: perché non approfittare degli spazi “forniti” dai cantieri per veicolare una buona pubblicità? Di fatto non ci sono controindicazioni. Anzi, sono molti gli esempi – divenuti quasi routine – a cui potersi ispirare. Eccone qualcuno:

quando i lavori in corso riguardano facciate da rinnovare o strutture da ricostruire è necessario, per motivi di sicurezza, prevedere delle coperture che limitino eventuali cadute di polveri o attrezzature. Coperture che, ovviamente, possono essere personalizzate e diventare manifesti pubblicitari di grandissimo impatto. Un duplice utilizzo sempre vincente

prima di iniziare, i negozianti che decidono di rinnovare i propri ambienti di solito coprono le vetrine sia per creare attesa rispetto al risultato finale che per evitare di mettere in mostra il disordine che lo precede. Il rischio però, in questi casi, è che in assenza di un’insegna esterna il negozio perda di riconoscibilità. Una soluzione? La realizzazione di un’insegna provvisoria di esercizio che, oltre a non mostrare i lavori in corso, riproduca il logo del negozio e continui a ricordarne l’esistenza

Molto spesso gli striscioni pubblicitari posizionati nei pressi di palazzine in fase di costruzione vengono sfruttati dalle agenzie immobiliari, che li utilizzano per anticipare – attraverso rendering e immagini evocative – ciò che i clienti potranno acquistare. Questi striscioni sono ormai riconosciuti come potentissimi mezzi di vendita.

A proposito di materiali: la rete Mesh

Fino ad ora, rispetto ai banner pubblicitari nei cantieri, abbiamo parlato di PVC. Perché di fatto è questo, il materiale con cui solitamente li si realizza. Esiste però una particolare tipologia di PVC che, per qualità e resistenza, risulta imbattibile in questo tipo di produzioni. Ci riferiamo al Mesh, che con la sua trama microforata risulta particolarmente robusto. I piccolissimi fori distribuiti sulla sua superficie fungono da traspirante e lasciano passare il vento, permettendo così ad ogni prodotto di mantenere una grande stabilità. Rifuggendo il rischio di strappi o pieghe. Anche il Mesh inoltre non raggiunge pesi difficili da gestire – se non in caso di grandissimi formati – e grazie alle finiture disponibili (occhielli perimetrali, bordi rinforzati, tasche e aste) può essere posizionato ovunque con facilità.

Banner, stendardi, striscioni e manifesti pubblicitari senza alcun limite di formato

con stampe digitali ad altissima definizione facilmente posizionabili e riutilizzabili innumerevoli volte.

Questa soluzione piace sia alle piccole aziende che alle grandi imprese, che optano spesso per mega affissioni nelle zone più frequentate delle città ma non solo. Fiere, campi sportivi, palazzetti, ponteggi, eventi e manifestazioni, centri commerciali, punti vendita, vetrine. Questi sono alcuni dei luoghi in cui gli striscioni pubblicitari riescono a dare il meglio di loro. I supporti che si possono ottenere grazie al PVC (e la rete Mesh in particolare) sono brillanti, leggeri e resistenti. La stampa può essere realizzata in pochissimi giorni e ad un prezzo estremamente accessibile.Sono diverse le tipologie di striscioni e materiali disponibili:

il PVC, che è in assoluto il più diffuso. Perfetto per usi sia interni che esterni, è facilmente stampabile ed ha una lunghissima durata

il microforato Mesh, che oppone meno resistenza al vento ed è da preferire soprattutto per le grandi affissioni in ambienti esterni

il PVC Backlit, che con la sua trama particolare lascia passare la luce. Questa soluzione viene utilizzata prevalentemente per la realizzazione di cassonetti illuminati con rinforzi perimetrali per permettere il tensionamento. Con questi teli infatti i messaggi risultano visibili anche nelle ore notturne gli striscioni bifacciali blockout, realizzati con un particolare tipo di PVC che ha un’anima nera sulla quale stampare delle immagini su entrambi i lati evitando difficoltà di lettura dei messaggi in ambienti illuminati.

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Musk presenta un chip per collegare il cervello al pc

Tra scienza e fantascienza, ancora una volta il visionario americano, Elon Musk, vuole stupire il mondo con la sua ultima invenzione: un chip da impiantare nel cervello umano per restituire la parola e la mobilità a persone paralizzate. Neuralink, una delle tante start-up del fondatore di Tesla e SpaceX, lo sta provando su Gertrude, un maiale. In attesa di poterlo approvare per gli umani. "È come un Fitbit (uno smartwatch) nella tua testa", ha spiegato con entusiasmo Elon Musk, durante una conferenza online sui progressi del suo progetto di interfaccia cervello-computer, che sta ricevendo molta attenzione, ma anche scetticismo, dalla comunità scientifica. L'imprenditore futuristico aveva presentato un anno fa un chip con fili ultra sottili, che possono essere impiantati nel cervello da un robot: una sorta di macchina da cucire ultra precisa. Il nuovo modello, wireless grazie alla tecnologia bluetooth, si ricarica di notte e misura 23 mm di diametro (come una piccola moneta) per 8 mm di spessore. In teoria, il chip tondo verrà impiantato nel cervello, senza dover passare una notte in ospedale, e senza lasciare alcuna traccia, tranne una piccola cicatrice sotto i capelli. In primo luogo sarà utilizzato per trattare le malattie neurologiche. Ma l'obiettivo a lungo termine è rendere gli impianti così sicuri, affidabili e semplici da qualificarsi per chirurgia elettiva. Le persone potrebbero quindi spendere qualche migliaio di dollari per dotare il proprio cervello di potenza di calcolo. Per il momento, nei laboratori di Neuralink, il maiale Gertrude cammina su un tapis roulant, con il muso in una mangiatoia appeso davanti a lei, mentre il chip ritrasmette i suoi segnali neurologici. Da queste informazioni, il computer è in grado di prevedere in qualsiasi momento dove si trova ciascuno dei suoi membri. Ciò dà speranza per ripristinare la mobilità delle persone paraplegiche. In caso di lesione al midollo spinale, si potrebbe impiantare un altro chip nel sito della lesione e bypassare i "circuiti di trasmissione" danneggiati, immagina Elon Musk. "A lungo termine, sono sicuro che saremo in grado di riprendere il pieno utilizzo del nostro corpo". Quella di Musk non è una corsa in solitaria. Molte aziende stanno lavorando al controllo del pensiero dai computer e sono in fase di sviluppo più interfacce cervello-macchina. Facebook sta finanziando un progetto per tradurre l'attività cerebrale in parole, tramite algoritmi, per dare voce a persone mute a causa di malattie neurodegenerative. Molti scienziati sottolineano, tuttavia, che il cervello non è così compartimentato come si vorrebbe pensare. "Ogni cervello ha una struttura unica e massicciamente interconnessa", ha commentato il ricercatore dell'Università di Cardiff, Dean Burnett prima della conferenza, affermando di essere scettico sulle vere scoperte di Neuralink. L'obiettivo di Musk, con questa presentazione su YouTube, era soprattutto quello di attrarre e reclutare molti ingegneri, chirurghi, chimici, specialisti di robotica e altri. La start-up ha solo un centinaio di dipendenti, ma spera di arrivare a 10 mila al più presto, per affrontare una montagna di sfide. Il chip del computer deve essere protetto da disturbi esterni (interferenze sulle onde, potenza dei segnali) ma anche interni. Le sue comunicazioni con lo smartphone e qualsiasi altra macchina devono essere inviolabili. E ovviamente, come per le auto a guida autonoma di Tesla, dietro gli ambiziosi annunci del capo, il chip si basa sul semaforo verde delle autorità di regolamentazione. Il miliardario ha annunciato che Neuralink aveva appena ottenuto l'approvazione dalle autorità sanitarie statunitensi per i test, senza specificare un orizzonte per i primi impianti umani. A luglio 2019, le aveva promesse per il 2020. Ma nulla raffredda l'ardore del miliardario, che vuole colonizzare Marte e teme che le tecnologie di intelligenza artificiale trasformeranno gli esseri umani in "gatti domestici" dei computer. Il chip dovrebbe quindi permetterci di arrivare a una "simbiosi con l'intelligenza artificiale". Il suo team sogna, tra le altre cose, di porre fine a dolori estremi, di curare depressioni e dipendenze o di svelare i misteri della coscienza. Dalla scienza alla fantascienza con Musk il passo è breve: "Sarete in grado di salvare i vostri ricordi e anche potenzialmente scaricarli su un altro corpo o su un robot", ha detto. "Il futuro sarà strano", ha avvisato.

 
 
 
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