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“Fico ha bisogno di tempo. L’afflusso di italiani è in linea con le previsioni, ci mancano gli stranieri: oggi sono a quota 400mila e invece ce ne servono 2 milioni. Comunque Fico ha 40 milioni di fatturato e non perde soldi. Le pare poco?” domandava a sua volta Farinetti al giornalista del Corriere della Sera, Dario Di Vico, che aveva ipotizzato che si aspettasse di più dal progetto inaugurato nel novembre 2017 e partecipato in forma paritetica tramite il veicolo Eatalyworld srl dalla “sua” Eataly e da Coop Alleanza 3.0.

Eppure il bilancio del 2019 – i cui dati non erano probabilmente ancora ufficiali nel gennaio 2020 – di Fico, acronimo che sta per “Fabbrica Italiana Contadina”, sembra raccontare un’altra verità: un fatturato sceso di slancio sotto quota 40 milioni, un’ultima riga di conto economico in rosso e un numero di visitatori che getta ombre scure sull’intero progetto. Più nel dettaglio, Eatalyworld srl, che è appunto la società che gestisce il parco gastronomico, ha archiviato il 2019 con perdite nette di esercizio pari a 3,14 milioni, che vanno a confrontarsi con il mini utile di 19mila euro dell’anno prima. Il valore della produzione è invece calato a 34,31 milioni dai 42,59 milioni del 2018, mentre il margine operativo lordo nel 2019 è risultato negativo per 4,34 milioni, in peggioramento dal “rosso” di 3,13 milioni dell’esercizio precedente.

“Il secondo anno di attività – scrive l’amministratore delegato Tiziana Primori nella relazione sulla gestione datata 28 maggio 2020 – ha visto una graduale diminuzione dei visitatori, che si sono assestati a poco più di 1.600 mila (paganti) a fine 2019. I visitatori ‘italiani fuori Bologna’ e stranieri sono aumentati ma non abbastanza per sopperire alla perdita di presenze dei bolognesi, calati dopo il primo periodo di novità. (…) L’analisi dei dati relativi ai visitatori ha mostrato un basso indice di fedeltà, seppur influenzato dai visitatori stranieri, per i quali solo il 7% è venuto a Fico più di una volta”.

I dati – prosegue Primori – mettono in luce la difficoltà del parco di attrarre più visitatori e quindi di raggiungere i risultati economici attesi. Le ricerche di mercato poste in essere nel corso del 2019 hanno evidenziato come il parco non abbia una vera e propria identità: è spesso percepito dai visitatori come un centro commerciale con vendita e somministrazione di prodotti alimentari”. Dopodiché l’ad di Fico evidenzia i due progetti realizzati per cominciare a risolvere “questa problematica”: un parco giochi per bambini (progetto Zamperla, dal nome dell’azienda che materialmente lo ha costruito) e il cosiddetto progetto “nuova accoglienza” che tramite tutta una serie di accorgimenti punta a vendere più prodotti al singolo visitatore.

E se i dati del 2019 fotografano già una situazione complessa, è ragionevole ipotizzare che l’effetto della pandemia del Covid-19, che ha tenuto e sta tenendo sotto scacco il mondo nel 2020, possa rendere le cose ancora più difficili. È anche per questo motivo che, nei primi mesi del 2020, gli azionisti, e dunque Eataly della famiglia Farinetti e le Coop di Alleanza 3.0, sono dovuti scendere in campo a sostegno di Fico con nuovi finanziamenti per 4,2 milioni (di cui 1,2 milioni erano già stati versati a dicembre 2019) e rinunciando a un precedente prestito soci da 2,8 milioni, che è servito a coprire le perdite di esercizio del 2019 e a riportare il patrimonio netto in area positiva, a 850mila euro. “Sulle base di questi elementi – scrive Primori nella relazione sulla gestione – si ritiene che, malgrado la rilevanza delle conseguenze economiche e finanziarie indotte dalla situazione di emergenza Covid-19, la società operi nel presupposto di continuità aziendale”.Così, il 12 giugno scorso, in occasione dell’assemblea di Eatalyworld srl, i due azionisti Eataly srl e Fico.op srl (società che fa capo ad Alleanza 3.0), rappresentati rispettivamente da Nicola Farinetti, uno dei figli di Oscar, e Mariangela Corrado, hanno approvato i numeri del 2019 e deciso di coprire la perdite quasi per intero con i 2,8 milioni versati a marzo dai soci. L’assemblea ha anche preso atto delle dimissioni del consigliere Andrea Guerra e ha deciso di sostituirlo con Nicola Farinetti, ripetendo così lo stesso copione già andato in scena in Eataly, dove a prendere il posto dell’ex numero uno di Luxottica è stato uno dei tre figli di Oscar.





 
 
 

Possibile?


Per l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi  gli Usa andranno a -7,3% nel 2020 e +4,1% nel 2021 ma scenderanno -8% nel 2020 e un +1,9% nel 2021 in caso di secondo lockdown mentre l’euro area dovrebbe scendere del 9,1% e salire del 6,5% nel 2021 e -11,5% e 3,5% in caso di nuova ondata. L’Europa dovrebbe essere più resiliente perché ha gestito con tempestività e in modo più severo la pandemia.

Complici le misure di lockdown più dure e tempestive prese dal Vecchio Continente rispetto al blando e ondivago ‘stay at home’  statunitense, la ripresa europea appare più vivace e tonica, in grado di sancire il grande sorpasso: per i prossimi uno o due anni l’Europa crescerà di più degli States, in quello che è uno stravolgimento dei ruoli tradizionali che vedono gli Usa volare e l’Europa inseguire. Dal 1992, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, gli Stati Uniti hanno registrato performance economiche migliori di quelle dell’Europa in quasi tutti gli anni nonostante una valanga di riforme strutturali varate e una valuta inchiodata a 1,10-1,15 contro il biglietto verde. Ora invece la situazione sembra destinata a capovolgersi nonostante un 2020 difficile per entrambe le sponde dell’Atlantico.

Il pil dell’area euro nel secondo trimestre di quest’anno, quello del Grande Lockdown, è previsto contrarsi del 12%. Per gli Stati Uniti la contrazione su base annua (cioè il valore trimestrale moltiplicato per 4) è attesa al 35%, con un calo del 10% trimestre su trimestre. Questo si farà sentire sul bilancio del 2020, quando Eurolandia è prevista contrarsi – secondo le stime di JPMorgan – del 6,4% contro il -5,1% degli Stati Uniti.

Il 2021 sarà però l’anno della svolta: la banca guidata dal l’immarcescibile Jamie Dimon prevede un pil in crescita per l’area euro del 6,2% a fronte di un decisamente più modesto +2,8% americano.L’Europa dunque farà meglio perché ha “spezzato il legame” fra la mobilità e il virus, dice Bruce Kasman, capo economista di JPMorgan. “Colpisce” che l’Europa, pur essendo stata colpita più duramente, si riprenderà in modo più completo, aggiunge. Il controllo del coronavirus è, per Goldman Sachs, uno dei motivi di fondo per cui la ripresa europea sarà più forte: “è chiaro che l’area euro calerà maggiormente ma ci attendiamo anche che si riprenda più velocemente. E’ raro che Eurolandia superi in termini di crescita gli Stati Uniti in un orizzonte di uno o due anni”.  E questo ovviamente avrà conseguenze sugli investimenti delle banche d’affari che si rivolgeranno maggiormente verso società e start up europee.Per Donald Trump, che ha fatto dell’economia il suo cavallo di battaglia per la rielezione, si tratta di una doccia fredda a 100 giorni dal voto, considerato che secondo altri la situazione potrebbe addirittura peggiorare. Nonostante Wall Street continui la sua cavalcata, l’economia reale statunitense è in difficoltà e gli americani, milioni dei quali senza lavoro, sono in crisi.La speranza politica (come è avvenuto nell’ultimo vertice europeo durato quattro giorni sul bilancio pluriennale e il Recovery Fund per un totale di 1.800 miliardi di euro) è quella di un nuovo pacchetto di stimoli all’economia, al quale si lavora alacremente ma che sembra ancora lontano. I repubblicani propongono misure per mille miliardi di dollari, inclusi nuovi assegni diretti agli americani per un massimo di 1.200 dollari. I democratici premono invece per ulteriori stimoli per 3.000 miliardi di dollari, inclusa la conferma degli aiuti ai sussidi alla disoccupazione. Mentre si lavora dietro le quinte a un accordo che possa essere approvato prima della pausa estiva del Congresso, a spaventare molti è l’impatto che queste cifre avranno sui conti pubblici americani, il cui peggioramento rischia di far impallidire per la portata astronomica indebolendo anche la posizione degli Usa nei confronti della Cina, il primo creditore estero americano. Insomma un quadro geopolitico più che mai complicato a pochi mesi dallo storico voto del 3 novembre.



 
 
 
  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 27 lug 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

Facendo riferimento ad aziende, attività commerciali, enti ed associazioni,

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