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l due volte campione del mondoFernando Alonso tornerà dal 2021 in Formula 1con la Renault. Ad annunciarlo tramite i propri canali social la scuderia francese. Lo spagnolo, 39 anni alla fine di questo mese, ha lasciato la F1 alla fine del 2018, ma ha sempre tenuto la porta aperta per un potenziale ritorno.Tornerà nel team della scuderia francese con cui ha vinto due Mondiali, nel 2005 e nel 2006. "È un grande orgoglio e un'immensa emozione tornare nella squadra che mi ha dato la possibilità all'inizio della mia carriera e che ora mi dà l'opportunità di tornare ai massimi livelli" ha detto il pilota.  Alonso, che ha conquistato 32 vittorie e 97 podi in 314 Gran Premi, sostituira' il pilota australiano Daniel Ricciardo, che è alla McLaren alla fine di questa stagione. "La Renault è la mia famiglia, i miei ricordi piu' preziosi sono qui, con i miei due titoli, ma guardo avanti - ha aggiunto il pilota spagnolo - I miei principi e le mie ambizioni sono in linea con quelle della squadra. I progressi della monoposto le danno credibilità in vista del 2022 e io condividerò tutta la mia esperienza con ingegneri, meccanici e compagni. Il team vuole tornare sul podio, come lo voglio io"



 
 
 

Aggiornamento: 7 lug 2020


Ennio Morricone se ne è andato ora, a luglio. Questo bislacco 2020, che ha imposto il silenzio a teatri, cinema e sale da concerto, ha zittito anche lui, per sempre. Morricone ha attraversato gran parte del Novecento – era del 1928 – e un ventennio del secolo XXI. Un periodo lungo, fitto di storia, di guerre, di disastri, ma anche di conquiste scientifiche e innovazioni artistiche: se la musica ha toccato grandi vette, il cinema, la decima musa, ha mostrato quale forza, quanta seduzione può sprigionarsi dalle immagini in movimento. Se le due arti si combinano, può avvenire il miracolo. La musica sottolinea, amplifica, enfatizza, e talvolta contraddice o smentisce, quel che voci, gesti, atteggiamenti dicono in maniera aperta o allusiva. Esagerando un po’: dall’invenzione della colonna sonora, il film difficilmente reggerebbe senza corredo musicale; ma vale anche il reciproco: solo in rari casi la colonna sonora musicale regge senza il film. Con le proprie risorse la musica contribuisce a strutturare la visione, sopperisce al colore sentimentale e al ritmo – esteriore e interiore – della narrazione filmica. A sua volta il ‘passo’ narrativo dell’azione, del dialogo, delle inquadrature e sequenze entra in risonanza con il ‘passo’ della musica. È un rapporto vuoi di convergenza e consentaneità, vuoi di dissonanza e distacco, per il quale si ricorre talvolta anche alle musiche di compositori ‘classici’, scritte per motivi totalmente diversi. Un caso paradigmatico è l’uso che Stanley Kubrick fa di Beethoven e Rossini in Arancia meccanica o di Strauss in 2001 Odissea nello spazio. Dal 1961 Morricone ha servito queste due dee congiunte, musica e cinema: con frutti copiosi. L’artista proveniva da una formazione musicale severa: aveva studiato tromba, strumentazione per banda, direzione di coro, composizione con Goffredo Petrassi: e ha toccato da vicino tanti generi musicali, dal jazz alla musica d’avanguardia alla canzone. Ha fatto parte di Nuova Consonanza, ha prodotto arrangiamenti d’ogni specie. Ma i riconoscimenti maggiori gli sono venuti proprio dal mondo del cinema.

Un campo, tra parentesi, che soprattutto tra i russi annovera giganti come Prokof’ev, Šostakovič, Vajnberg, Schnittke. E di costoro alcune partiture filmiche funzionano anche in sala da concerto: gli esempi classici sono Aleksandr Nevskij di Sergej Prokof’ev (regista Sergej Ejsenštein), e La nuova Babilonia di Šostakovič (film di Grigorj Kozincev e Leonid Trauberg).L’incontro di Morricone con Sergio Leone è stato epifanico per entrambi. Il ‘western all’italiana’, passato alla storia con una locuzione che al musicista non piaceva molto, è indimenticabile: Per un pugno di dollari (1964), Il buono, il brutto, il cattivo (1966), C’era una volta il West (1968) rimangono indelebilmente nel ricordo d’ogni spettatore. Restano negli occhi e nelle orecchie i desertici ‘campi lunghissimi’ sotto il sole accecante, l’attesa immota di un evento che grava come una minaccia – lo spettatore ignora quale sia e quando si verificherà, ma sa che accadrà –, il canto disteso di una voce fuori campo che colma lo spazio e fa traboccare l’anima. Ne risulta il senso spasmodico di una sospensione gravida di mistero.





"Io, Ennio Morricone sono morto, lo annuncio agli amici vicini e quelli un po' lontani. Un ricordo particolare per Peppuccio e Roberta, amici fraterni molto presenti in questi ultimi anni della mia vita. C'è solo una ragione che mi spinge a salutare così ed avere funerali in forma privata: Non voglio disturbare nessuno. Saluto con tanto affetto Ines, Laura, Sara, Enzo e Norbert per aver condiviso con me e la famiglia gran parte della mia vita. Voglio ricordare con amore le mie sorelle, Adriana, Maria e Franca i loro cari e fargli sapere quanto gli ho voluto bene. Un saluto pieno intenso e profondo ai miei figli, mia nuora e i miei nipoti. Per ultima Maria ma non ultima, a lei rinnovo l'amore straordinario che ci ha unito. A lei va il mio più doloroso addio".





 
 
 
  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 6 lug 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

L'amatissimo costume festeggia 74 anni. Ma dietro a questo 'must have' e strumento di seduzione, considerato fino a qualche tempo fa scabroso, c'è una lunga storia che inizia più di mille anni faSimbolo dell'emancipazione femminile e star incontrastata dell'estate, il bikini festeggia 74 anni. Bikini a fascia, monokini, a triangolo, con slip a vita alta, alla brasiliana o tanga: le donne di oggi possono trovare qualsiasi modello in vendita e sbizzarrirsi come meglio credono. Ma dietro a questo 'must have' e strumento di seduzione, considerato fino a qualche tempo fa scabroso, c'e' una lunga storia. Comparso per la prima volta nell'epoca greco-romana, lo troviamo su urne e affreschi del 1400 a.C.. Durante il I e II secolo d.C., il bikini non serviva per nuotare, perché all'epoca si nuotava nudi. Sembra che fosse usato per l'atletica, la danza e nelle scuole di ginnastica. Le prime immagini dettagliate si trovano nella villa romana di Piazza Armerina in Sicilia: nella stanza delle dieci ragazze, un mosaico del III sec. d.C. raffigura delle giovani che indossano un costume a due pezzi e fanno diverse attività sportive. Per la nascita del bikini bisogna però arrivare al dopoguerra: a preparare il terreno fu Coco Chanel che negli anni '20 sdoganò abiti più corti, scollati e con pantaloncini staccati dalla parte superiore del vestito. Poi nel 1932 fu Jacques Heim a creare per primo un costume da bagno talmente succinto e 'piccolo' per gli standard dell'epoca. Decise di chiamarlo "Atome", proprio per via delle sue dimensioni minute. Era comunque abbastanza ampio da coprire l'ombelico. Bisogna aspettare gli anni '40 per l'arrivo della vera 'rivoluzione': Louis Reard, un ingegnere che lavorava nel settore delle automobili, rileva l'attività di lingerie della madre e proprio nel luglio del 1946 crea il "bikini", non a caso ribattezzato con lo stesso nome dell'atollo delle Isole Marshall, nell'Oceano Pacifico, utilizzato dagli Stati Uniti per misurare gli effetti delle esplosioni nucleari. A parere di Reard, il lancio del bikini avrebbe avuto sul pubblico gli stessi effetti dirompenti di una bomba atomica. E così fu. Lo stilista fece fatica perfino a trovare una modella che accettasse di indossare il costume che aveva troppo poco tessuto e cosi' ingaggio' una spogliarellista del Casinò de Paris, Michelle Bernardini. La presentazione ufficiale avvenne alle Piscine Molitor della capitale francese e fu accolta con stupore. Per quasi un decennio il bikini fece fatica a decollare. Fu fortemente osteggiato dal Vaticano che lo dichiaro' "peccaminoso" e bandito da Spagna, Portogallo, Italia, Belgio e Australia. In molti Stati Usa restò fuori legge fino al 1959. Il grande successo arriva quando le dive del cinema iniziano a indossarlo. Rita Hayworth, nel film Gilda del 1946, sfoggia un bikini molto provocante al punto tale che un soldato, affascinato, disegnò l'attrice in costume su una bomba. Da qui il soprannome di Rita l'Atomica. Marilyn Monroe, nel 1953, ne indossa uno rosso in "Come sposare un milionario". E sempre nel 1953, per la prima volta, Brigitte Bardot sconvolge il pubblico del Festival cinematografico di Cannes sfoggiando, sulla spiaggia della Croisette, uno 'striminzito' bikini con stampa floreale: ha appena 19 anni ed è bellissima. Poi nel 1956 ne indossa uno sul set del film 'E Dio creò la Donna'. Da quel momento in poi, l'elenco sarebbe troppo lungo. Solo per citare altre attrici indimenticabili, nel 1956 Marisa Allasio ne veste uno che lascia ben poco all'immaginazione nel film di Dino Risi, "Poveri ma belli". E chi non ha in mente quello indossato da Ursula Andress, la bond girl Honey Ryder, in "007 - Licenza di uccidere del 1962"? Infine, non si puo' non ricordare Raquel Welch con il bikini di pelle sfoggiato nel film 'Un milione di anni fa', di Don Chaffey: è il 1966 e la Welch ha 26 anni.


 
 
 
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