Buona volontà e impegno degli insegnanti non bastano
- Fulvio Longo

- 10 giu 2020
- Tempo di lettura: 2 min

Tra le numerose difficoltà legate all’emergenza Covid-19, la scuola è andata avanti soprattutto grazie all’impegno personale delle diverse figure coinvolte. Ma, nonostante la proliferazione di progetti, iniziative, iniezioni di tecnologie, formazione dei docenti e sperimentazioni di modelli didattici innovativi, si è proceduto in ordine sparso, senza riuscire a fare sistema.
È quanto emerge dall’indagine alla base del primo rapporto Agi-Censis nell’ambito del nuovo progetto "Italia sotto sforzo. Diario della transizione 2020" (scarica QUIil rapporto), che mira ad analizzare le difficoltà che l’Italia si porta dietro dal passato, i nervi scoperti che hanno comportato l’impreparazione ad affrontare al meglio l’emergenza legata all’epidemia del Covid-19, per guardare in modo costruttivo al futuro. Il 98% dei dirigenti scolastici ritiene che gli studenti abbiano dimostrato di avere spirito di adattamento e di collaborazione. Per il 99% i docenti stessi sono stati animati da buona volontà per fare del loro meglio, anche quelli che si sono ritrovati catapultati nelle rete da un giorno all’altro.Il 94% dei dirigenti delle scuole del primo ciclo e il 68% delle scuole secondarie di secondo grado riconoscono che i genitori stanno dedicando molto più tempo del solito a supportare i loro figli nello studio. Nonostante questi sforzi, però, la scuola, di fronte all’emergenza, si è scoperta non attrezzata per la didattica a distanza. Ne è convinto il 61% dei presidi. Per tutti è stata un’occasione di vero apprendimento e riflessione profonda sul futuro della scuola. Il 96% dei presidi crede che l’utilizzo generalizzato della didattica a distanza abbia permesso alle scuole e ai docenti di apprendere cose utili per il futuro dell’insegnamento. L’84% dei dirigenti ritiene che probabilmente in futuro si ricorrerà più spesso alla didattica a distanza integrata con le attività in aula. Ma l’aspetto critico più evidente è che volontà e impegno personale non bastano per assicurare l’inclusione nei processi educativi di tutti gli studenti. Solo l’11% dei dirigenti dichiara che, a fine aprile, tutti gli studenti erano coinvolti nelle attività di didattica a distanza.Nel 40% delle scuole la dispersione è superiore al 5% della popolazione studentesca, con maggiori criticità nelle scuole del Mezzogiorno (in questo caso per il 23% dei dirigenti gli studenti non coinvolti sono più del 10%).








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