Come andranno le cose nelle case di riposo?
- Fulvio Longo

- 26 set 2020
- Tempo di lettura: 2 min

Con l’arrivo della stagione fredda e delle sindromi influenzali, che inizialmente presentano sintomi indistinguibili da quelli della COVID-19, nelle strutture per gli anziani potrebbero esserci nuovi rischi legati alla pandemia. Nei mesi estivi, l’impiego delle aree comuni all’aperto, o degli ambienti interni con porte e finestre aperte per favorire il ricambio d’aria, ha permesso un parziale ritorno alla normalità nelle case di riposo e nelle RSA, con la possibilità per i loro ospiti di incontrare in presenza parenti e amici. Ora è però iniziato l’autunno, arrivano i primi freddi e gli ospiti frequenteranno per lo più gli spazi interni delle strutture, con qualche rischio in più. Gli esperti e chi lavora nelle RSA ci hanno spiegato che comunque la situazione è notevolmente cambiata rispetto ai primi mesi della pandemia, quando il coronavirus causò la morte di migliaia di anziani, con focolai che in molti casi passarono a lungo inosservati prima di essere identificati e fermati. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, tra febbraio e aprile il tasso di mortalità per coronavirus e sindromi simil-influenzali nelle RSA e case di riposo italiane fu del 3,1 per cento, con picchi del 6,5 per cento in regioni come la Lombardia; il dato è probabilmente più alto, considerato che non fu possibile verificare con certezza le cause di moltissimi decessi. Da allora le cose sono cambiate sensibilmente: nelle strutture è stata migliorata l’igienizzazione degli ambienti, si utilizzano mascherine e altre protezioni e ci sono molte più cautele nella gestione delle visite. L’estate ha permesso di organizzarle all’aperto, riducendo le forti limitazioni per i parenti, che durante la fase più acuta dell’emergenza non avevano alcuna possibilità di vedere i loro cari, sottoposti a un isolamento doloroso e difficile da gestire anche dal punto di vista psicologico, soprattutto per gli ospiti più fragili e con altre malattie. Alcune limitazioni restano, ci hanno spiegato i responsabili delle strutture, e sono inevitabili per tutelare i residenti: “Il virus nelle case di riposo è stato portato dall’esterno: trovo pretestuosa la polemica sulle limitazioni alle visite dei parenti, la prudenza vuole che si stia molto attenti” ha spiegato Franco Massi, presidente di UNEBA, la principale organizzazione di categoria del settore sociosanitario e assistenziale.
Certi problemi non sono stati risolti. Le strutture non hanno spesso risorse economiche sufficienti per offrire tutti i servizi di assistenza, così come scarseggiano gli infermieri dove è previsto un servizio base sanitario per gli ospiti. Nel complesso c’è un moderato ottimismo su come potranno andare le cose nei prossimi mesi nelle RSA e nelle case di riposo, a patto che sia mantenuta la massima prudenza.








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