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I primi risultati dell’indagine sui test sierologici di ISTAT

  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 4 ago 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

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Lunedì 3 agosto, l’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ha diffuso i primi risultati dell’indagine di sieroprevalenza sulla diffusione del coronavirus tra la popolazione italiana. L’indagine, che era stata avviata il 25 maggio scorso da ministero della Salute e ISTAT, con la collaborazione della Croce Rossa, è stata effettuata attraverso i cosiddetti test sierologici, che servono per rilevare la presenza di particolari sostanze nel siero, una parte del sangue.Il test sierologico serve a indicare se una persona sia venuta o meno in contatto con un agente infettivo, come il coronavirus. Nel caso di risultato negativo, l’individuo non è probabilmente stato esposto al virus (fino al momento del test), ma questo non implica che non possa essere contagiato in seguito. Un risultato positivo indica invece che è avvenuta una reazione da parte del sistema immunitario, a causa della presenza del virus.La positività al sierologico non permette di sapere con certezza se la persona interessata sia ancora infetta o se sia ancora contagiosa. Per questo nel caso di un esito positivo ci si deve sottoporre al test che analizza saliva e muco, prelevati tramite un tampone. Questo tipo di test permette infatti di scoprire se in un esatto momento sia presente il coronavirus.



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