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Incentivi auto 2020, è guerra tra ambientalisti e produttori.

  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 21 giu 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

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L’eterno scontro tra ambiente ed esigenze economiche e sociali si combatte anche sul terreno degli incentivi statali all’acquisto di veicoli. Soprattutto dopo la crisi, provocata dalla pandemia di covid-19, che ha investito l’intera filiera dell’automotive, in Italia e nel mondo. Nei primi cinque mesi del 2020, le immatricolazioni in Europa sono crollate del 41,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Così se da un lato diversi governi, chi più chi meno, si sono sforzati di promuovere la transizione verso una mobilità più sostenibile; dall’altro, hanno immaginato o annunciato piani di rilancio anche per il mercato dei motori endotermici, sostenendo l’acquisto di vetture a benzina e diesel. “In Francia ma anche in Spagna le autorità stanno adottando misure per favorire l’acquisto di auto appena prodotte ma che sono rimaste ferme a causa dell’epidemia. In diversi paesi europei infatti c’è un grosso problema: tante vetture nuove riempiono i piazzali di concessionari e costruttori“, spiega a Business Insider Italia Gianmarco Giorda, direttore di Anfia, Associazione nazionale filiera industria automobilistica. Che aggiunge: “Anche in Italia ci confrontiamo con queste difficoltà: circa 450 mila veicoli sono rimasti invenduti. Serve un piano generale di smaltimento degli stock per impedire che si creino colli di bottiglia per future produzioni”. Per il comparto è quindi un problema industriale oltre che lavorativo. E bisogna trovare “il giusto equilibrio tra esigenze climatiche, occupazionali ed economiche”, puntualizza Giorda. Anche per questo Anfia ha richiesto misure di supporto al mercato, attraverso degli emendamenti al decreto rilancio, per garantire l’introduzione di incentivi per l’anno 2020 anche per comprare auto prodotte prima del 25 marzo 2020 indipendentemente dal tipo di alimentazione. Ma queste motivazioni non sono condivise dagli ambientalisti, secondo cui prevedere migliaia di euro di aiuti per comprare Euro 6 a diesel o benzina è una scelta sbagliata per il pianeta, ma anche dal punto di vista economico e sociale. “Se l’obiettivo dell’Ue è ridurre fino ad azzerare le emissioni climalteranti entro il 2050, non ha senso investire ancora denaro per favorire la circolazione di veicoli inquinanti. L’innovazione industriale deve andare in un’altra direzione, favorendo la transizione energetica. In fondo sono soldi dei contribuenti, sono fondi pubblici e devono essere usati per finanziare un futuro più green, non per comprare veicoli che rappresentano il passato”, dice a Business Insider Italia Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile di Legambiente. Poggio inoltre non crede a chi dice che l’estensione degli incentivi alle motorizzazioni tradizionali viene anche incontro alle esigenze delle famiglie meno abbienti, per le quali è più difficile accedere al segmento dell’elettrico, spesso molto più caro: “Questi emendamenti sono degli svuota piazzali, utili solo per concessionari, rivenditori e autonoleggi. Dopo l’emergenza sanitaria del coronavirus e la crisi economica che ne è derivata, le famiglie in difficoltà non si pongono il problema di cambiare l’auto, vanno avanti con quella che già possiedono. E se proprio non hanno scelta, perché le città in cui vivono non offrono servizi di mobilità alternativa, tenderanno a ripiegare sull’usato più che sul nuovo per motivi di convenienza”, continua l’esperto dell’associazione ambientalista.


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