"La chiusura delle discoteche era improcrastinabile"
- Fulvio Longo

- 17 ago 2020
- Tempo di lettura: 2 min

I contagi aumentano ma siamo ancora in vantaggio e possiamo contenere l’epidemia», non drammatizza troppo sui numeri Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di sanità e membro del Cts (comitato tecnico scientifico). Però mette un paletto: «O seguiamo le regole o rischiamo di dover chiudere altre attività, dopo le discoteche».Riaperture affrettate?
«Non credo, senza dubbio l’inizio della stagione estiva ha comportato la necessità di considerare alcune riaperture per non danneggiare l’economia del turismo e per consentire agli italiani di godere le vacanze in località montane e marittime, evitando l’estero. Forse, si doveva prestare maggiore attenzione al rispetto delle regole d’oro: indossare la mascherina nei luoghi chiusi e all’aperto in caso di impossibilità a mantenere il distanziamento interpersonale adeguato, osservare una scrupolosa igiene delle mani ed evitare assembramenti». Sulle discoteche si torna indietro, come voleva il Cts.«La scelta era improcrastinabile. Avrà un impatto economico, purtroppo, ma la salute viene prima di tutto e quanto abbiamo visto accadere nelle discoteche come luoghi di assembramento va evitato altrimenti rischiamo di ritrovarci presto in una situazione più allarmante».
Adesso non lo è? «Per ora, l’Italia, fortunatamente, è ancora in una posizione privilegiata, per quanto il numero dei casi sia in rialzo tanto che si è passati in una settimana da 200-300 al giorno agli oltre 600 di Ferragosto. Si osserva una riduzione dell’età dei contagiati dovuta al fatto che abbiamo imparato a proteggere gli anziani. I giovani possono infettarsi e non sono al riparo da manifestazioni gravi come dimostra la storia della bambina di 5 anni ricoverata a Padova con sindrome uremico emolitica in possibile relazione al Sars-CoV-2. Tanti i ventenni ricoverati. Nessuno è immune». I giovani sono in questa fase il serbatoio del virus?
«Non voglio usare questo termine che sa di stigma. Il rischio di infettarsi è simile a quello di chiunque altro. Hanno recepito messaggi sbagliati lanciati anche da una parte della comunità scientifica e cioè che il Covid 19 fosse ormai alle spalle. I numeri smentiscono clamorosamente queste affermazioni. Siamo usciti dalla fase più critica ma non dalla fase viva dell’epidemia. Rispetto ai mesi bui, marzo-aprile, quando era concentrata al nord, alla Lombardia, ora è diffusa su tutto il Paese con centinaia di focolai. Il fenomeno è in parte legato ai vacanzieri».








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