Neuromarketing – Usare inconscio e conscio per capire i consumatori
- Fulvio Longo

- 3 gen 2021
- Tempo di lettura: 1 min

Unisce il marketing con le neuroscienze, la psicologia cognitiva, la semiotica, la linguistica e la sociologia, mettendo a disposizione dei marketer importanti risorse per comprendere e interpretare i bisogni dei consumatori.
In base ai suoi insegnamenti un’azienda deve costruirsi un magazzino associativo di brand da comunicare ai propri clienti. Un processo creativo che permette all’audience di collegare al proprio brand colori, forme, suoni, emozioni, settore commerciale, claim, tipo di advertising.
Neuromarketing di Diotto è un manuale introduttivo alla disciplina, pieno di esempi pubblicitari e di gestione del posizionamento di prodotto.
Mette il neuromarketing al centro dell’identità del brand.
Quello che tradizionalmente ricadeva nell’immagine di marca si espande per rappresentare il brand per associazioni inconsce, permettendo legami tra aziende e prodotti anche quando non esplicitati e permettendo campagne pubblicitarie un tempo ritenute troppo rischiose.

Un esempio dei rischi che può prendersi un brand grazie al neuromarketing è la campagna pubblicitaria di Burger King ‘Moldy Whopper’, ideata per comunicare attraverso l’immagine di un panino ammuffito che nei propri hamburger non venivano usati conservanti. Una campagna che la tradizione non avrebbe mai approvato, perché rischiava di associare al Whopper l’idea della muffa malgrado gli obiettivi della pubblicità.
Grazie alle neuroscenze l’associazione preesistente del brand a connotazioni positive era però ritenuta sufficientemente alta da compensare ogni connotazione negativa, soprattutto nel caso dei consumatori abituali, che mostrano atteggiamenti più positivi nei confronti dei brand che hanno acquistato almeno una volta nella loro vita.
Un manuale da leggere e tenere poi vicino alla scrivania come riferimento quando si deve impostare una strategia di posizionamento.( FONTE: BUSINESSWEEKLY.IT)







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