“È davvero una domanda da un milione di dollari”
- Fulvio Longo

- 6 ott 2020
- Tempo di lettura: 2 min

In diversi paesi europei, come Francia, Spagna e Regno Unito i nuovi positivi rilevati sono in forte aumento ormai da settimane, mentre in Italia i numeri della pandemia sono rimasti più contenuti, pur mostrando una chiara tendenza al rialzo. In molti si stanno quindi chiedendo che cosa abbia fatto sì che gli ultimi due mesi in Italia fossero diversi e migliori, rispetto a quelli di nazioni con popolazioni e caratteristiche simili.
“È davvero una domanda da un milione di dollari”, ci ha detto il direttore del reparto di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, Patrizio Pezzotti, quando glielo abbiamo chiesto. Secondo Pezzotti, e molti altri esperti che abbiamo consultato, probabilmente non c’è stato un unico fattore a determinare un migliore andamento della pandemia in quella che ci siamo abituati a chiamare “fase di convivenza con il coronavirus”. Non abbiamo scoperto un ingrediente segreto che ci ha messi in una posizione di vantaggio rispetto ad altri paesi. Più plausibilmente, dicono gli esperti, dopo i primi mesi di grande difficoltà abbiamo trovato la giusta ricetta per affrontare la pandemia. Questo non significa però che i problemi siano risolti, o che non ci siano più rischi.
Il sistema che permette di identificare i nuovi positivi e di tracciare i loro contatti è migliorato e si è strutturato, diventando più efficiente rispetto ai primi caotici mesi dell’epidemia. In quella prima fase si stima che i contagi accertati corrispondessero al 10-20 per cento dei contagi reali, ora secondo Pezzotti siamo probabilmente tra il 50 e il 70 per cento. Altri esperti sono meno ottimisti sull’effettiva capacità di tracciamento, ma concordano comunque sul fatto che il sistema sia migliorato sensibilmente, anche nel confronto con altri paesi dove è finito spesso in crisi anche durante la cosiddetta “seconda ondata”.Il lockdown tra marzo e aprile ha avuto un profondo effetto nella gestione della pandemia: la maggiore rigidità delle restrizioni rispetto ad altri paesi non solo ha permesso di ridurre la circolazione del coronavirus, ma ha avuto anche un forte impatto sulla popolazione. Anche se è difficile stimare di quanto, abbiamo assunto comportamenti più prudenti, a cominciare dall’impiego delle mascherine in maniera più sistematica rispetto a quando fatto in altri paesi. Il seguente approccio molto più cauto sulle riaperture ha contribuito a mantenere la situazione entro i livelli di guardia.Ci sono diversi altri fattori che aiutano a spiegare l’attuale situazione in Italia. Li abbiamo raccolti qui basandoci sulle informazioni e le valutazioni che ci hanno fornito ricercatori, epidemiologi, responsabili delle istituzioni sanitarie e altri esperti. Il fatto che finora sia andata meglio che altrove non deve comunque indurci a pensare che il problema sia risolto








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