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  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 10 giu 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

Avevano lottato per riaprire al più presto le aziende e garantire l’occupazione sul territorio. Molti hanno anticipato la cassa integrazione ai dipendenti per evitare disagi maggiori di quelli già pesanti causati dall’emergenza Covid. Hanno assorbito, guardando avanti, le accuse senza fondamento di «pensare solo ad arricchirsi», ma la buona parte degli imprenditori, quelli biellesi in particolare, sono da sempre e storicamente al fianco dei loro dipendenti, con un dialogo aperto e ininterrotto con i sindacati. Per questo, all’ennesima frecciata nei loro confronti in tempo di pandemia, si sono ribellati.

«Stiamo vivendo una situazione drammatica, in cui le imprese rischiano di chiudere per la carenza di ordini, conseguenza purtroppo annunciata del lockdown a livello mondiale e dell’arresto dell’economia internazionale – spiega Nicolò Zumaglini, vice presidente dell’Unione Industriale con delega alle Relazioni Industriali e Welfare -. E’ assurdo pensare che un imprenditore preferisca mantenere un’attività ferma per opportunismo: un’azienda attiva è invece un generatore di lavoro e benessere per tutti coloro che vi lavorano, imprenditori e addetti. Per approfondire:



 
 
 
  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 10 giu 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

"Non lavoriamo, ma non riceviamo alcun contributo di disoccupazione. In questa condizione non possiamo accedere ad alcun tipo di tutela economica, per cui è da gennaio 2020 che non abbiamo un sostegno....Nel decreto Rilancio la sospensione è stata prorogata di altri tre mesi, e non sappiamo se potrebbe durare ancora di più.." Per approfondire :


 
 
 
  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 10 giu 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

L'uso del condizionatore gonfia notevolmente le bollette elettriche delle famiglie, con importanti conseguenze sulla loro "poverta' energetica". Lo rivela uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell'Universita' Ca' Foscari Venezia e del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), appena pubblicato sulla rivista scientifica Economic Modeling.

Studi precedenti realizzati negli Stati Uniti stimano un incremento della spesa familiare per l'energia elettrica legata ai condizionatori intorno all'11%. Analizzando i dati socio-economici di famiglie residenti in altri paesi OCSE (Australia, Canada, Francia, Giappone, Olanda, Spagna, Svezia e Svizzera) e dati climatici della NASA gli autori di questo nuovo studio hanno calcolato che, in media, l'uso del condizionatore porta a spendere fino al 42% in piu' per l'energia elettrica, rispetto a chi non ha il condizionatore. Gli aumenti effettivi dipenderanno da quanti gradi centigradi in piu' le famiglie dovranno affrontare per via del cambio climatico. I consumi elettrici per raffrescamento saranno quindi un nuovo fattore destinato ad aumentare la poverta' energetica legata all'elettricita', condizione in cui si trovano le famiglie che spendono piu' del 5% del loro reddito annuale in bollette elettriche. Secondo il Buildings Performance Institute Europe, nel 2014 la poverta' energetica toccava gia' il 10-15% delle famiglie europee. Lo studio appena pubblicato delinea invece una situazione ancor piu' preoccupante. "Il concetto di poverta' energetica, gia' oggetto di attenzione in Europa, e' di norma legato - spiega Enrica De Cian, professoressa di Economia ambientale a Ca' Foscari e responsabile del team di ricerca del progetto ERC Energya che ha svolto lo studio - alla possibilita' di assicurarsi un livello adeguato di riscaldamento durante i mesi più freddi I nostri dati, tuttavia, suggeriscono di allargare il concetto includendo il ruolo sempre più determinante del raffrescamento estivo. I nuclei familiari più poveri spendono già di norma una porzione ampia del loro budget in beni essenziali, come il cibo e l'elettricità. Quest'ultima voce dovrà aumentare per proteggere i più vulnerabili dal rischio di mortalità o da altri gravi problemi di salute durante le ondate di calore". Possedere l'aria condizionata comporta importanti conseguenze sia per la spesa energetica delle famiglie che dei Paesi, anche se permangono grandi differenze: negli Stati Uniti rappresenta l'11% del consumo energetico negli edifici mentre in Europa e' solo l'1,2%. Fonte:Agi-Agenzia Giornalistica Italia

 
 
 
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