Quanto ci costa in termini umani una notizia sbagliata e virale?
C’è un fenomeno che si diffonde molto più rapidamente del coronavirus ed è l’informazione sbagliata. A dirlo è Andrew Pattison, digital business solutions manager dell’organizzazione mondiale della sanità: le fake news si sono moltiplicate “faster than the virus”. Senza arrivare al paradosso si può dire che l’informazione errata ha fatto molte vittime. Ci sono persone nel mondo che a causa delle fake news si sono ammalate e in alcuni casi sono morte.
Per dare rilevanza a questo fenomeno piuttosto sottovalutato, è stato recuperato un termine usato per la prima volta nel 2003 e che deriva dalla fusione tra information e epidemic: infodemia. Seguendo la Treccani ecco l’esatta definizione: “Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”.
In questa situazione, oltre alla responsabilità dei media e della corsa continua delle testate a voler essere i primi a dare la notizia, il che spinge troppo spesso a non controllare quello che poi si scrive, una grossa responsabilità lo hanno anche la politica e un uso spregiudicato dei social media.
Il costo umano dell’infodemia
Un gruppo di giornalisti della BBC si è occupato in questi giorni di individuare il bilancio umano della disinformazione del coronavirus. Hanno esaminato centinaia di dossier e parlato con le vittime e le autorità mediche nel tentativo di verificare tutte le storie. In sostanza gli effetti della cattiva informazione si sono visti in tutto il mondo: le voci online hanno portato ad attacchi in India e avvelenamenti di massa in Iran. Gli ingegneri delle telecomunicazioni sono stati minacciati e le antenne telefoniche sono state incendiate nel Regno Unito e in altri paesi, tutto a causa delle teorie del complotto. In Arizona una coppia ha erroneamente pensato che una bottiglia di detergente contenesse una medicina preventiva e ora ne sta pagando le conseguenze.
Tre fake news diffuse in tutto il mondo
Uno dei casi più clamorosi è quello che riguarda l’utilizzo dell
: notizie sulla sua efficacia contro il virus si sono diffuse in modo improprio. Le speculazioni hanno iniziato a circolare online in Cina alla fine di gennaio. I media hanno twittato vecchi studi in cui si diceva che il farmaco era stato testato come medicinale antivirale. La voce ha cominciato a circolare in Francia e poi negli Stati Uniti con tweet di persone estremamente seguite come Elon Musk. Anche il presidente brasiliano Bolsonaro ha voluto dire la sua sull’argomento e anche il presidente Trump ha invitato a utilizzarlo: “Cosa avete da perdere” si legge in un tweet. Lunedì, l’Organizzazione mondiale della sanità ha però interrotto ogni sperimentazione dopo che un recente studio ha suggerito che l’uso dell’Idrossiclorochina potrebbe addirittura aumentare il rischio di morte di pazienti con Covid-19.
In Iran, le autorità hanno affermato che centinaia di persone (il numero dato dal funzionario per la medicina legale iraniana è 796) sono morte per avvelenamento da alcol dopo voci virali sui suoi effetti curativi. La notizia falsa si è diffusa rapidamente sui social in un Paese in cui l’alcol è vietato.
E poi c’è stata la fake news sul 5G. In tutto il Regno Unito, oltre 70 antenne telefoniche sono state vandalizzate a causa di false voci secondo cui la tecnologia del 5G possa essere in qualche modo responsabile del virus.