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  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 20 mag 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Pasquale Antonio Gioffrè, 58 anni, è prefetto di Novara, succeduto a Rita Piermatti. Nominato nella seduta del Consiglio dei Ministri di lunedì 6 aprile, su proposta del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.

Pasquale Gioffrè si è insediato come prefetto di Novara subito dopo Pasqua, in piena emergenza Covid, trovandosi a gestire una situazione molto complessa. Qual è il bilancio dopo poco più di un mese?

«Mi sono trovato subito catapultato in queste videoconferenze, riunioni con cadenza quasi quotidiana con Asl, ospedale, forze dell’ordine, sindaci, per monitorare l’andamento della diffusione e i problemi di fragilità connessi. Ora iniziamo a vedere la luce all’orizzonte. Ho apprezzato la risposta delle altre istituzioni: c’è stato il massimo di collaborazione, si è creata sintonia, un clima di disponibilità».


Come le è sembrato il comportamento dei novaresi di fronte alle restrizioni? «La sera, a fine lavoro, spesso giravo per la città: non ho mai notato irregolarità e in generale ho colto pochi segnali di insofferenza. Molto era affidato al senso di autoresponsabilità e le norme di contenimento sono state osservate. Ne è stata interiorizzata la necessità».

Infatti è emersa una bassissima percentuale di violazioni dai controlli. Che ora, anche se in forma diversa, dovranno proseguire.

«Certamente, dobbiamo evitare di sentirci tutti liberi. Se non ha più tanto senso fare i posti di blocco per verificare gli spostamenti, che sono liberi, bisogna continuare a prestare attenzione al rispetto del distanziamento, all’uso delle mascherine, ad evitare assembramenti».Un fronte di cui si è parlato meno sono i controlli nelle aziende. Che impegno è stato? «Nella fase 1 abbiamo ricevuto 3.017 istanze di avvio attività in base al codice Ateco: su tutte abbiamo svolto un’istruttoria ed è emerso che solo 6 non potevano riprendere a lavorare. Ora i controlli nelle aziende continuano per il rispetto delle disposizioni sulla salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro».

Come vi state muovendo? «Abbiamo costituito una squadra interforze composta da carabinieri, ispettorato del lavoro e Spresal, il servizio dell’Asl che si occupa di sicurezza sui luoghi di lavoro. Nella prima settimana hanno operato tutti assieme e non è emersa alcuna violazione. Ieri abbiamo stabilito gli obiettivi per i prossimi 15 giorni. Ci saranno 3 squadre e ognuna farà 3-4 verifiche al giorno, partendo dalle aziende medio-piccole».

Qual è la situazione nelle Rsa? «Il problema era separare i positivi dai negativi. In qualche struttura c’era un po’ di difficoltà, ma ci siamo riusciti. Avevamo ipotizzato anche di requisire alberghi, ma poi non è stato ritenuto necessario. Ci siamo battuti per tamponi a tappeto: in tutte le Rsa sono stati fatti e in molte è in corso la seconda tornata».




https://www.lastampa.it/novara/2020/05/20/news/pasquale-gioffre-primo-mese-da-prefetto-di-novara-in-piena-emergenza-covid-una-squadra-interforze-vigila-su-lavoro-e-sicurezza-1.38867620

 
 
 
  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 16 mag 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 20 mag 2020


A distanza di oltre cinque mesi dalla sua scoperta, non sappiamo ancora di preciso quale sia stata l’origine del coronavirus (SARS-CoV-2) responsabile dell’attuale pandemia. Capirlo potrebbe aiutare a prevenire ulteriori passaggi di questo e altri virus dagli animali agli esseri umani, ma il lavoro di indagine e ricostruzione si sta rivelando molto complicato. E questo nonostante in giro per il mondo ci siano molti ricercatori impegnati nello studio delle caratteristiche del coronavirus, alla ricerca di indizi per scoprire quando, dove e come l’infezione sia iniziata tra gli esseri umani.

Da inizio settimana, il tema è al centro dell’Assemblea Mondiale della Sanità, l’organo legislativo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che preme per un’indagine internazionale che consenta di identificare “la fonte del virus” e il modo in cui si è diffuso tra la popolazione, senza escludere la possibilità che sia passato tra diverse specie animali prima di trasmettersi agli esseri umani. La proposta non piace molto alla Cina, preoccupata dalla possibilità che l’indagine si trasformi in un’inchiesta sulle sue responsabilità, considerato che l’avvio dell’epidemia avvenne nella città cinese di Wuhan.

Mistero

Molti ricercatori concordano sul fatto che ci sia un solo modo per stabilire con certezza la provenienza del coronavirus: identificarlo in natura nella specie animale che normalmente infetta. Non è un’operazione semplice, considerato che il coronavirus si è ormai diffuso enormemente nel mondo. Il virus potrebbe essere inoltre passato tra diverse specie animali prima di contagiare gli esseri umani, e ricostruire questa catena iniziale dei contagi potrebbe rivelarsi impossibile.

Pipistrelli e pangolini Le caratteristiche genetiche (genoma) del SARS-CoV-2 sono state identificate con precisione intorno alla metà di gennaio, un risultato importante non solo per avviare la ricerca di farmaci e vaccini, ma anche per comprenderne le caratteristiche e la sua provenienza. Confrontando il genoma con quello di un coronavirus isolato nel 2013 da una specie di pipistrelli (Rhinolophus affinis), i ricercatori cinesi avevano rilevato a fine gennaio una corrispondenza del 96 per cento con l’attuale coronavirus. Il grado di parentela tra i due virus sembra quindi essere piuttosto stretto, e questo potrebbe indicare la provenienza del SARS-CoV-2 dai pipistrelli.

Secondo alcuni modelli matematici elaborati dai virologi, quel 4 per cento di differenza potrebbe indicare che siano passati almeno 50 anni dal momento in cui i due virus avevano un antenato comune. Questa circostanza potrebbe inoltre indicare che i due agenti infettivi si differenziarono grazie al passaggio in un’altra specie animale prima di passare agli esseri umani. I passaggi intermedi nella diffusione dei nuovi virus sono già stati osservati in passato e, in alcuni casi, hanno contribuito a spiegare differenze e caratteristiche di infezioni virali che poi diventano tipiche degli umani.


Fonte e link per leggere l'articolo completo:

https://www.ilpost.it/2020/05/19/provenienza-coronavirus-animali/


 
 
 
  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 16 mag 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 20 mag 2020

Le aurore boreali, i ghiacciai, le caverne laviche, le balene. I paesaggi mozzafiato dell'Islanda, potrebbero rivelarsi quanto di meglio (e sicuro) cui ambire per programmare il prossimo viaggio nell'estate dell'incertezza. Nonostante infatti nelle località turistiche di tutto il mondo ci si accinga a pianificare la riapertura e a testare le nuove misure di sicurezza, la sorte dei nostri viaggi estivi resta ancora incerta: sono dubbie le modalità con cui ci sposteremo e quali saranno le mete per cui poter partire o che riusciremo a raggiungere; incertezza che si somma alla perplessità sulla possibilità o meno di recarsi in spiaggia - ma è certamente chiaro fin da ora che non si tratterà della routine marittima cui siamo abituati, tra distanziamento sociale e impossibilità di sorseggiare una soda accanto al vicino di ombrellone. E allo stesso modo per chi sta pensando di dedicare le proprie ferie alla scoperta di una capitale europea, è ragionevole prendere in considerazione la possibilità pressoché certa che toccherà passeggiare per le vie, per i negozi e per i musei della città indossando la mascherina.


Se da una parte dunque queste opzioni vacanziere non risultano propriamente allettanti, il governo islandese ha ufficializzato la sua "fase 3" con una campagna turistica. La giovane premier ecoprogressista, Katrín Jakobsdóttir, ha infatti dichiarato che a partire dal 15 giugno sarà possibile per i turisti da tutto il mondo tornare a visitare la stupefacente isola atlantica, nel rispetto delle precise normative anti-Covid stabilite. Le opzioni che si presentano ai turisti che si recano in Islanda sono principalmente tre: rimanere in quarantena per quattordici giorni dall'arrivo sull'isola, sottoporsi al test nell’aeroporto internazionale di Keflavík o presentare un certificato di screening recente fatto dal paese di partenza e approvato dalle autorità sanitarie islandesi. I turisti saranno poi caldamente invitati a scaricare l'efficiente app di tracciamento Rakning C-19, tra l'altro una delle più sicure sulla privacy dell'utente tra quelle disponibili.



Guardate i video di chi è già stato:



 
 
 
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