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Quasi un quarto dell’emisfero settentrionale terrestre resta congelato tutto l’anno.

Questo terreno costantemente ghiacciato, giustamente chiamato permafrost, consiste di terra, rocce e sabbia tenute insieme dal ghiaccio. A volte, il permafrost racchiude sacche di batteri e virus che hanno centinaia di migliaia di anni.

Queste condizioni inalterate e le temperature inferiori allo zero rendono le zone di permafrost ideali per studiare le condizioni ghiacciate di zone analoghe su altri pianeti e sulle loro lune. Gli scienziati stanno analizzando quindi i microbi che sono sopravvissuti e che vi prosperano per cercare di intuire il genere di vita extraterrestre che potremmo scoprire in altri luoghi del sistema solare.Recentemente, ricercatori della University of Washington hanno adottato un nuovo approccio a questo sforzo, esaminando le sacche sotterranee dove i sedimenti sono mischiati all’acqua salata. Queste sacche sotto la tundra artica sono chiamate cryopeg, e alcune di esse sono rimaste incontaminate per 50.000 anni.

A quanto pare, alcune ospitano anche prosperi gruppi di batteri microscopici.

“Studiamo acqua marina davvero molto antica che è rimasta intrappolata nel permafrost fino a un massimo di 50.000 anni, per vedere come si sono evolute le comunità di batteri nel corso del tempo”, ha detto in un comunicato stampa Zachary Cooper, un oceanografo che a preso recentemente parte della ricerca.

La speranza del team è che le minuscole forme di vita scoperte possano offrire indizi sul tipo di creature che dovremmo cercare su Marte o su altri pianeti.



Questo mosaico a colori nel vicino infrarosso della sonda Cassini della NASA mostra il sole riflettersi sui mari del polo nord di Titano. NASA/JPL-Caltech/Univ. Arizona/Univ. Idaho

 
 
 
  • Immagine del redattore: Fulvio Longo
    Fulvio Longo
  • 6 ago 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Con circa 300.000 persone intrappolate in mare durante l’epidemia di coronavirus, gli equipaggi delle navi cargo si ritrovano sull’orlo del disastro.

Diverse fonti hanno potuto testimoniare a Business Insider quali siano le condizioni a bordo di tali navi, dove alcuni lavoratori non toccano terra da più di un anno.

In un rapporto pubblicato a giugno dalla Federazione Internazionale dei Lavoratori dei Trasporti (ITF), i marinai parlano di crescenti pensieri suicidi e di una “bomba a orologeria” pronta a scoppiare per quanto riguarda gli incidenti a bordo.

La ITF è un’unione di sindacati che rappresenta il 30% dei lavoratori nel settore marittimo di tutto il mondo.

In seguito alla chiusura delle frontiere durante la pandemia, migliaia di marinai – responsabili del trasporto del 90% delle merci globali – sono stati costretti a lavorare o rimanere a bordo ben oltre i termini del loro contratto, solitamente tra i quattro e i sei mesi di durata.

Anche dopo la riapertura di diversi Paesi, le imprese di spedizioni faticano a trovare nuovi equipaggi e, nel frattempo, tutti i lavoratori ancora in mare non possono tornare a terra.

In questa situazione critica parte del settore si è ritrovata in violazione della Convenzione internazionale sul lavoro marittimo (CLM), secondo la ITF. L’accordo stabilisce infatti che i marinai non possano restare in mare per più di undici mesi consecutivi senza una licenza a terra.A giugno più di una dozzina di stati ha riconosciuto i marinai come lavoratori essenziali, al fine di velocizzare l’iter burocratico necessario a farli tornare a casa o perlomeno a terra. Nonostante ciò, in una dichiarazione rilasciata il 16 luglio la ITF afferma che gli sforzi di diversi governi non sono ancora “lontanamente sufficienti”.Gli equipaggi erano riluttanti a parlare direttamente con Business Insider, anche anonimamente, per paura di ripercussioni da parte dei loro superiori.

Tuttavia, due associazioni – la ITF e The Mission to Seafarers, un’organizzazione benefica cristiana – sono rimaste in contatto diretto con i lavoratori e hanno redatto dei rapporti che descrivono le loro esperienze. Le testimonianze dei lavoratori sono rimaste anonime.


 
 
 

Nel mese di giugno 2020 la total digital audience ha raggiunto 42,9 milioni di utenti unici, pari al 71,9% della popolazione dai 2 anni in su. In questo mese di rilevazione si registra una flessione della fruizione di internet da Computer rispetto a maggio (-7,5%), condizionata da una serie di fattori: la fine della fase di lockdown (4 giugno) che segna la ripresa graduale di gran parte delle attività interdette durante la fase di emergenza e che coincide con la fine dell’anno scolastico contrassegnato dalla didattica a distanza; l’inizio del periodo estivo, caratterizzato da maggiori spostamenti e attenzione per le attività di svago.

Hanno navigato almeno una volta nel giorno medio 33,8 milioni di utenti, da Computer (10,9 milioni, pari al 18,3% degli individui di 2+ anni), Tablet (4,5 milioni, pari al 10,1% dei 18-74 anni) e/o Smartphone (29,1 milioni, pari al 64,6% dei 18-74 anni).


FONTE:AUDIVEB

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